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La festa del Santissimo Nome di Gesù 

Il 3 gennaio, una ricorrenza che racconta l’origine e l’identità della Compagnia di Gesù 

Il 3 gennaio la Chiesa celebra la festa del Santissimo Nome di Gesù, una ricorrenza liturgica di particolare rilievo per la Compagnia di Gesù, che proprio da questo Nome trae la propria identità e la propria missione. Non si tratta di una semplice denominazione, ma di una scelta profondamente spirituale e teologica, che affonda le radici nella Scrittura, nella tradizione della Chiesa e nell’esperienza di Sant’Ignazio di Loyola. 

Comprendere perché i gesuiti portano il nome di Gesù significa entrare nel cuore della spiritualità ignaziana e del loro servizio educativo, pastorale e sociale. 

Il significato del Nome di Gesù nella tradizione cristiana 

Nella Bibbia, il nome non è mai un elemento formale, ma esprime l’identità e la missione di una persona. Il nome Gesù, che significa “Dio salva”, racchiude il senso stesso dell’Incarnazione e dell’opera salvifica di Cristo. Nel Vangelo di Matteo si legge: «Gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). 

Fin dalle origini del cristianesimo, il Nome di Gesù è stato oggetto di particolare venerazione. La Lettera ai Filippesi lo afferma con forza: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» (Fil 2,10). Pronunciare il Nome di Gesù significa riconoscerne la signoria e affidarsi alla sua presenza salvifica. 

La devozione al Santissimo Nome di Gesù 

Nel corso dei secoli, la devozione al Santissimo Nome di Gesù ha assunto un ruolo centrale nella vita della Chiesa, soprattutto a partire dal Medioevo. Un impulso decisivo venne dalla predicazione di San Bernardino da Siena, che diffuse il monogramma IHS, formato dalle prime tre lettere del nome di Gesù in greco, come segno di fede, di conversione e di rinnovamento spirituale. 

Questo simbolo divenne uno strumento di evangelizzazione e un richiamo visibile alla centralità di Cristo nella vita personale e comunitaria. Non a caso, il monogramma IHS è ancora oggi l’emblema ufficiale della Compagnia di Gesù. 

Perché “Compagnia di Gesù”

Quando Sant’Ignazio di Loyola e i suoi primi compagni decisero di fondare un nuovo ordine religioso, la scelta del nome “Compagnia di Gesù” non fu immediata né priva di discussioni. Alcuni la consideravano una denominazione troppo audace. Per Ignazio, invece, quel nome esprimeva con chiarezza la vocazione ricevuta: essere compagni di Gesù, condividere la sua missione e mettersi totalmente al suo servizio. 

Nelle Costituzioni della Compagnia di Gesù, Ignazio chiarisce che questo nome non indica un privilegio, ma una responsabilità. Appartenere a Gesù significa seguirlo più da vicino, assumendo il suo stile di vita, il suo rapporto con il Padre e la sua attenzione per ogni persona, in particolare per i più poveri e dimenticati. 

Il Nome di Gesù e la missione dei gesuiti 

La centralità del Nome di Gesù attraversa tutta la missione gesuita, dalla formazione spirituale all’impegno educativo. Negli Esercizi Spirituali, Sant’Ignazio invita a contemplare Cristo come Signore che chiama a collaborare con Lui nella costruzione del Regno di Dio. Essere della Compagnia di Gesù significa rispondere a questa chiamata con disponibilità, discernimento e servizio. 

Nel tempo, i gesuiti hanno declinato questa appartenenza in molti ambiti: educazione gesuita, ricerca culturale, accompagnamento spirituale, impegno sociale e dialogo con il mondo contemporaneo, mantenendo sempre Cristo al centro. 

Una ricorrenza che parla anche al presente 

La festa del Santissimo Nome di Gesù, celebrata il 3 gennaio, non è soltanto una memoria liturgica, ma un richiamo attuale alla centralità di Cristo nella vita della Chiesa e delle comunità educative ispirate alla tradizione ignaziana. 

Per la Fondazione Gesuiti Educazione, questa ricorrenza diventa occasione per rinnovare il legame con le radici spirituali della Compagnia e per ricordare che ogni progetto educativo trova il suo senso più profondo nell’accompagnare le persone a crescere come donne e uomini consapevoli, liberi e orientati al bene comune. 

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