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Roma. Il drone del Papa

Non si spengono gli echi del Drone regalato  dagli studenti dell’Istituto Massimo al Papa al termine dell’udienza di giovedì scorso in occasione del convegno delle CVX – Lega Missionaria. La notizia del regalo,-  accompagnato da una lettera degli studenti al Papa -, ha fatto il giro del mondo. Il Drone non nasce dal nulla, ma affonda le sue radici in un lavoro che da due anni un gruppo di volontari, genitori di alunni del Massimo, ha avviato con la supervisione della scuola. Si tratta di un’attività di didattica “sperimentale” attraverso metodologie nuove, che coniugano nuove tecnologie e apprendimento. Gli scopi dei due corsi sino ad oggi realizzati, il primo di costruzione di auto/robot e il secondo di un Drone, sono serviti a:

1) far emergere le potenzialità dei ragazzi

2) dimostrare che esistono anche altre forme di fare didattica efficaci e rendere felici i ragazzi

3) riscoprire rapporto padre figlio

4) far capire che le tecnologie non sono buone o cattive, ma dipende da come si usano ( vedi il caso droni, usati spesso come arma ma con grandi potenzialità di utilità sociale)

Ci si potrebbe chiedere perché affrontare con ragazzi anche delle elementari e medie tecnologie apparentemente complesse. Ebbene, molti studi hanno dimostrato che le competenze apprese in età scolare elementare influiscono poi la realizzazione “umana” e relazionale dei ragazzi una volta adolescenti e giovani adulti. Così come altri studi dimostrano che dopo i 18 anni il cervello è formato ed è molto più difficile motivarlo ad apprendere o esercitare la creatività se tali abilità non sono già state acquisite. Queste attività hanno sviluppato competenze necessarie nel mondo del lavoro: team working , problem solving, comunicazione,  perseveranza. Nel corso, infine, si propongono ai ragazzi competenze accessorie. Basta un semplice esempio: in Italia la valutazione “ufficiale”del sistema scolastico è sempre sul lavoro svolto dal singolo dalle elementari all’università, in queste attività il successo è invece dato dal lavoro di squadra, e tutti devono adoperarsi ad aiutare chi eventualmente sia “rimasto indietro”, sviluppando cosi una competitività “cooperativa”. Lo stesso dicasi per nuove soluzioni eventualmente scoperte da un singolo che sono subito allargate e diffuse in tutto il gruppo diventando patrimonio comune.

 

Relativamente all’insegnamento e alla didattica “integrativa” va sottolineato, schematicamente, che la maggior parte della scuola opera su schemi frontali, e per vari motivi è difficile modificare la didattica consolidata. Come dice il Papa, certe volte le parole degli insegnanti “scivolano addosso” ai ragazzi ed è dimostrato che, in condizioni sfavorevoli, si rimuovono le conoscenze. Ebbene un semplice, e anonimo, sistema di valutazione del gradimento da parte dei ragazzi, dà un punteggio di  9,2/ 10. Insomma imparano cose molto più complesse e si divertono. In classe i ragazzi finiscono prima  il programma ministeriale, sono più contenti, i voti sono più alti e acquisiscono anche le competenze.

Un altro fattore da sottolineare è la “riscoperta del rapporto padre figlio”. L’attività di autocostruzione dei droni si è svolta con la presenza obbligatoria anche di almeno un genitore per i bambini delle elementari e medie; questo ha permesso nel corso dei mesi di rinsaldare quel rapporto che spesso a causa dei ritmi di vita forsennati si rischia di perdere, sono stati moltissimi i momenti condivisi importanti e ognuno dei partecipanti al corso ha i suoi personali.
Molti hanno sottolineato che “il fare i compiti insieme” e la manualità, imparare a fare saldature e incollaggi, ha aiutato molto a recuperare un rapporto basato anche sul “fare insieme” e che spesso sono stati i bambini o ragazzi ad insegnare al genitore.

 

Infine il Drone autocostruito dai ragazzi, vuole rappresentare l’unione tra i valori della tecnologia posta al servizio dell’uomo come ad esempio sta avvenendo proprio in questi giorni nell’ambito della tragedia che ha coinvolto i cittadini del Nepal e dove i Droni si sono rivelati utilissimi per verificare le condizioni delle strutture dall’alto e studiare percorsi per portare i soccorsi alle persone che ne hanno bisogno anche in villaggi isolati.
Contrapposto, ad esempio all’uso del drone fatto per uccidere o bombardare. Una riflessione su queste tematiche chiuderà il corso.

L’invito di Ignazio ad essere creativi nell’educare e nell’insegnare credo abbia avuto una splendida incarnazione in questa iniziativa che ha coinvolto famiglie, bambini e ragazzi in un bellissimo percorso di crescita umana ed educativa e ci ha permesso di ibridare tecnologia e servizio.
Il corso sarà presto disponibile, gratis e con licenza Open Source, per tutti coloro che volessero trarne ispirazione o replicarlo in altre realtà educative e in ogni parte del mondo.

 

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