{"id":751,"date":"2015-12-01T13:58:24","date_gmt":"2015-12-01T12:58:24","guid":{"rendered":"http:\/\/educazione.gesuiti.it\/?p=751"},"modified":"2015-12-01T13:58:24","modified_gmt":"2015-12-01T12:58:24","slug":"incontro-con-le-istituzioni-educative-cattoliche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/incontro-con-le-istituzioni-educative-cattoliche\/","title":{"rendered":"Incontro con le istituzioni educative cattoliche"},"content":{"rendered":"<h2>Udienza ai partecipanti al Congresso Mondiale promosso dalla Congregazione per l&#8217;Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi)<\/h2>\n<p>(Prof. Roberto Zappal\u00e0, dirigente scolastico dell\u2019Istituto Gonzaga di Milano)<\/p>\n<p>Le istituzioni educative cattoliche sono presenti in una grande diversit\u00e0 di nazioni e contesti: nazioni pi\u00f9 ricche, nazioni in via di sviluppo, nelle citt\u00e0, nelle zone rurali, in nazioni a maggioranza cattolica e in Paesi in cui il cattolicesimo invece \u00e8 una minoranza. In questa grande variet\u00e0 di situazioni, che cosa, secondo Lei, fa s\u00ec che una istituzione sia veramente cristiana?<\/p>\n<p>(Papa Francesco)<\/p>\n<p>Anche noi cristiani siamo in minoranza. E mi viene in mente quello che ha detto un grande pensatore: \u201cEducare \u00e8 introdurre nella totalit\u00e0 della verit\u00e0\u201d. <strong>Non si pu\u00f2 parlare di <i>educazione cattolica<\/i> senza parlare di <i>umanit\u00e0<\/i>, perch\u00e9 precisamente l\u2019identit\u00e0 cattolica \u00e8 Dio che si \u00e8 fatto uomo. Andare avanti negli atteggiamenti, nei valori umani, pieni, apre la porta al seme cristiano. Poi viene la fede. Educare cristianamente non \u00e8 soltanto fare una catechesi: questa \u00e8 una parte. Non \u00e8 soltanto fare proselitismo \u2013 non fate mai proselitismo nelle scuole! Mai! \u2013 Educare cristianamente \u00e8 portare avanti i giovani, i bambini nei valori umani in tutta la realt\u00e0, e una di queste realt\u00e0 \u00e8 <i>la trascendenza<\/i>.<\/strong> Oggi c\u2019\u00e8 la tendenza ad un neopositivismo, cio\u00e8 educare nelle cose immanenti, al valore delle cose immanenti, e questo sia nei Paesi di tradizione cristiana sia nei Paesi di tradizione pagana. E questo non \u00e8 introdurre i ragazzi, i bambini nella realt\u00e0 totale: manca la trascendenza. Per me, la crisi pi\u00f9 grande dell\u2019educazione, nella prospettiva cristiana, \u00e8 questa chiusura alla trascendenza. Siamo chiusi alla trascendenza. Occorre preparare i cuori perch\u00e9 il Signore si manifesti, ma nella totalit\u00e0; cio\u00e8, nella totalit\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0 che ha anche questa dimensione di trascendenza. Educare umanamente ma con orizzonti aperti. Ogni sorta di chiusura non serve per l\u2019educazione.<\/p>\n<p>(Fr. Juan Antonio Ojeda, docente all\u2019Universit\u00e0 di Malaga)<\/p>\n<p>(in spagnolo)<\/p>\n<p>Santo Padre, nei Suoi discorsi, Lei fa riferimento alla rottura dei vincoli tra la scuola, la famiglia e le altre istituzioni della societ\u00e0. Peraltro Lei, Santit\u00e0, ci invita spesso a promuovere e a vivere personalmente una cultura dell&#8217;incontro. Cosa significa questo per tutti i soggetti impegnati nella promozione dell&#8217;educazione?<\/p>\n<p>(Papa Francesco)<\/p>\n<p>E\u2019 vero che non solo i vincoli educativi si sono rotti, ma <strong>l\u2019educazione \u00e8 diventata anche troppo selettiva ed elitaria.<\/strong> Sembra che abbiano diritto all\u2019educazione soltanto i popoli o le persone che hanno un certo livello o una certa capacit\u00e0; ma certamente non hanno diritto all\u2019educazione tutti i bambini, tutti i giovani. Questa \u00e8 una realt\u00e0 mondiale che ci fa vergognare. E\u2019 una realt\u00e0 che ci porta verso una selettivit\u00e0 umana, e che invece di avvicinare i popoli, li allontana; allontana anche i ricchi dai poveri; allontana una cultura dall\u2019altra&#8230; Ma questo accade anche nel piccolo:<strong> il patto educativo tra la famiglia e la scuola, \u00e8 rotto! Si deve ri-cominciare. Anche il patto educativo tra la famiglia e lo Stato: \u00e8 rotto.<\/strong> A meno che ci sia uno Stato ideologico che vuole approfittare dell\u2019educazione per portare avanti la propria ideologia: come quelle dittature che noi abbiamo visto nel secolo scorso. E\u2019 brutto. Fra i lavoratori pi\u00f9 malpagati ci sono gli educatori: cosa vuol dire, questo? Questo vuol dire che lo Stato non ha interesse, semplicemente. Se l\u2019avesse, le cose non andrebbero cos\u00ec. Il patto educativo \u00e8 rotto. E qui viene il nostro lavoro, di cercare strade nuove.<\/p>\n<p>La testimonianza dal Senegal, di padre\u2026 [si rivolge a lui] tu, che hai parlato: cercare di fare ci\u00f2 che ha fatto don Bosco. Don Bosco, ai tempi della pi\u00f9 brutta massoneria del Nord Italia, ha cercato una \u201ceducazione di emergenza\u201d. E <strong>oggi ci vuole una \u201ceducazione di emergenza\u201d, bisogna puntare sull\u2019\u201ceducazione informale\u201d, perch\u00e9 l\u2019educazione formale si \u00e8 impoverita a causa dell\u2019eredit\u00e0 del positivismo.<\/strong> Concepisce soltanto un tecnicismo intellettualista e il linguaggio della testa. E per questo, si \u00e8 impoverita. Bisogna rompere questo schema. E ci sono esperienze, con l\u2019arte, con lo sport\u2026 L\u2019arte, lo sport, educano! Bisogna aprirsi a nuovi orizzonti, creare nuovi modelli\u2026 Ci sono tante esperienze: voi conoscete quella che \u00e8 stata presentata da voi, \u201c<i>Scholas occurrentes<\/i>\u201d, che cerca proprio di aprire, di aprire l\u2019orizzonte a un\u2019educazione che non sia soltanto di concetti in testa. Ci sono tre linguaggi: il linguaggio della testa, il linguaggio del cuore, il linguaggio delle mani. L\u2019educazione deve muoversi su queste tre strade. Insegnare a pensare, aiutare a sentire bene e accompagnare nel fare, cio\u00e8 che i tre linguaggi siano in armonia; che il bambino, il ragazzo pensi quello che sente e che fa, senta quello che pensa e che fa, e faccia quello che pensa e sente. E cos\u00ec, un\u2019educazione diventa <i>inclusiva<\/i> perch\u00e9 tutti hanno un posto; inclusiva anche umanamente.<strong> Il patto educativo \u00e8 stato rotto per il fenomeno dell\u2019esclusione. Noi troviamo i migliori, i pi\u00f9 selettivi \u2013 che siano i pi\u00f9 intelligenti, o siano quelli che hanno pi\u00f9 soldi per pagare la scuola o l\u2019universit\u00e0 migliore \u2013 e lasciamo da parte gli altri. Il mondo non pu\u00f2 andare avanti con un\u2019educazione <i>selettiva<\/i>, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 un patto sociale che accomuni tutti. E questa \u00e8 una sfida: cercare strade di educazione informale. Quella dell\u2019arte, dello sport, tante, tante\u2026<\/strong> Un grande educatore brasiliano \u2013 ci sono brasiliani, qui? \u2013, uno dei vostri diceva che nella scuola \u2013 nella scuola formale \u2013 si doveva evitare di cadere soltanto in un insegnamento di concetti. La vera scuola deve insegnare concetti, abitudini e valori; e quando una scuola non \u00e8 capace di fare questo insieme, questa scuola \u00e8 selettiva ed esclusiva e per pochi.<\/p>\n<p>Credo che la situazione di un patto educativo rotto, come quella di oggi, sia grave, \u00e8 grave. Perch\u00e9 porta a selezionare i \u201csuper-uomini\u201d, ma soltanto con il criterio della testa e soltanto con il criterio dell\u2019interesse. Dietro a questo, c\u2019\u00e8 sempre il fantasma dei soldi &#8211; sempre! &#8211; che rovinano la vera umanit\u00e0. Una cosa che aiuta \u00e8 anche una certa e sana informalit\u00e0 rispettosa; e questo fa bene, nell\u2019educazione. Perch\u00e9 si confonde formalit\u00e0 con rigidit\u00e0. E torno alla prima domanda: dove c\u2019\u00e8 rigidit\u00e0 non c\u2019\u00e8 umanesimo, e dove non c\u2019\u00e8 umanesimo, non pu\u00f2 entrare Cristo! Ha le porte chiuse! Il dramma della chiusura incomincia nelle radici della rigidit\u00e0. E il popolo vuole un\u2019altra cosa, e quando dico \u201cpopolo\u201d dico la gente, tutti noi, le famiglie\u2026 Vogliono convivenza, vogliono dialogo \u2013 il cardinale Versaldi ha sottolineato questo: vogliono dialogo. Ma quando il patto educativo \u00e8 rotto e c\u2019\u00e8 la rigidit\u00e0, non c\u2019\u00e8 posto per il dialogo: io penso la mia, tu pensi la tua e non c\u2019\u00e8 posto per una universalit\u00e0 e una fratellanza. Nelle due esperienze che io ho fatto qui, in Vaticano, parlando, collegandomi con studenti dei cinque continenti \u2013 \u00e8 stato organizzato da \u201c<i>Scholas occurrentes<\/i>\u201d \u2013 ho visto il bisogno di unit\u00e0; e oggi il progetto che viene offerto \u00e8 precisamente il progetto della separazione, non dell\u2019unit\u00e0. Anche della selettivit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cCosa significa questo per i soggetti impegnati nella promozione dell\u2019educazione?\u201d: cos\u00ec finiva la domanda. Significa <i>rischiare<\/i>. <strong>Un educatore che non sa rischiare, non serve per educare.<\/strong> Un pap\u00e0 e una mamma che non sanno rischiare, non educano bene il figlio. Rischiare in modo ragionevole. Cosa significa questo? Insegnare a camminare. Quando tu insegni a un bambino a camminare, gli insegni che una gamba deve essere ferma, sul pavimento che conosce; e con l\u2019altra, cercare di andare avanti. Cos\u00ec se scivola pu\u00f2 difendersi. Educare \u00e8 questo. Tu sei sicuro in questo punto, ma questo non \u00e8 definitivo. Devi fare un altro passo. Forse scivoli, ma ti alzi, e avanti\u2026 <strong>Il vero educatore dev\u2019essere un maestro di rischio, ma di rischio ragionevole, si capisce.<\/strong> Come ho tentato di spiegare adesso. Non so. Credo di avere risposto alla domanda\u2026<\/p>\n<p>(Suor Pina Del Core, preside della Facolt\u00e0 di Scienze dell\u2019educazione <i>Auxilium<\/i> di Roma)<\/p>\n<p>Santo Padre, quali sfide si aprono per gli educatori ai tempi della \u201cterza guerra mondiale a pezzi\u201d, al fine di non chiudersi in s\u00e9 stessi ma di essere e divenire pazienti costruttori di pace? Quale incoraggiamento vuole offrire a tutti gli educatori che si dedicano con passione a una missione tanto delicata?<\/p>\n<p>(Papa Francesco)<\/p>\n<p>Prima di tutto, vorrei dare una testimonianza nei confronti di quello che la Madre generale della Congregazione di Ges\u00f9 e Maria ha appena detto. Quando io ero rettore dell\u2019Universit\u00e0, la mia segretaria era una suora di quella Congregazione &#8211; ancora vive, madre Asunci\u00f3n, vecchietta -; ma questa suora faceva il lavoro di segretaria all\u2019universit\u00e0, e dopo, il pomeriggio, mangiava un panino, prendeva la macchina e andava in periferia, a fare la direttrice di una scuola dei poveri. La segretaria di una universit\u00e0, della facolt\u00e0 di teologia, andava dai poveri. Tante congregazioni come questa non hanno perduto mai questa idea. Forse in alcuni momenti hanno sottolineato pi\u00f9 il lavoro tra le <i>\u00e9lite<\/i> della citt\u00e0, ma hanno la vocazione ad andare in periferia, da dove sono nate\u2026 E quante fondatrici, quante fondatrici di congregazioni religiose sono nate per aiutare le ragazze, o quanti fondatori per aiutare i ragazzi di strada, i ragazzi poveri! Ho parlato di Don Bosco\u2026 E\u2019 capitata la coincidenza che la madre fosse qui, e vorrei pubblicamente ringraziare la sua Congregazione e tutte le congregazioni, maschili e femminili, che mai hanno dimenticato le strade di periferia!<\/p>\n<p>Qualcuno pu\u00f2 dire: \u201cMa noi, noi dobbiamo formare dirigenti! Noi dobbiamo formare gente che pensi, che faccia\u2026 Questo \u00e8 vero, lo si deve fare. Ma quando sono andato in Paraguay, in una scuola di periferia avevano fatto un incontro di alcuni giorni, i giovani, giovani non dir\u00f2 di strada, ma giovani di periferia, poveri, senza l\u2019essenziale; e questi giovani, ragazzi e ragazze tra i 14 e i 16 anni, hanno scelto di parlare su alcuni temi, alcuni temi forti. E io ho sentito la discussione fra loro, e le conclusioni delle discussioni su uno dei temi: la gravidanza adolescente. Io ho pensato: come mai questi, che vivono cos\u00ec, che vivono sulla riva di un fiume che va e viene [spesso straripa], che hanno poco da mangiare, sono capaci di pensare cos\u00ec? Perch\u00e9 hanno avuto un metodo e un educatore o un\u2019educatrice che li ha portati per mano. Nessuno, nessuno pu\u00f2 essere escluso dalla possibilit\u00e0 di ricevere valori, nessuno! E per questo, ecco la prima sfida che vi dico: lasciate i posti dove ci sono tanti educatori e andate alle periferie. Cercate l\u00ec. O almeno, lasciatene la met\u00e0! Cercate l\u00ec i bisognosi, i poveri. E loro hanno una cosa che non hanno i giovani dei quartieri pi\u00f9 ricchi \u2013 non per colpa loro, ma \u00e8 una realt\u00e0 sociologica: hanno l\u2019esperienza della sopravvivenza, anche della crudelt\u00e0, anche della fame, anche delle ingiustizie. Hanno una umanit\u00e0 ferita. E penso che la nostra salvezza venga dalle ferite di un uomo ferito sulla croce. Loro, da quelle ferite, traggono sapienza, se c\u2019\u00e8 un educatore bravo che li porti avanti. Non si tratta di andare l\u00e0 per fare beneficienza, per insegnare a leggere, per dare da mangiare\u2026, no! Questo \u00e8 necessario, ma \u00e8 provvisorio. E\u2019 il primo passo. La sfida \u2013 e io vi incoraggio \u2013 \u00e8 andare l\u00e0 per farli crescere in umanit\u00e0, in intelligenza, in valori, in abitudini, perch\u00e9 possano andare avanti e portare agli altri esperienze che non conoscono.<\/p>\n<p>In questa stessa sala, quindici giorni fa \u2013 credo \u2013 abbiamo ricevuto, come oggi, 7.000 zingari, di tutta Europa. Rom. E la presentazione l\u2019ha fatta uno che \u00e8 cresciuto in un quartiere rom e adesso \u00e8 un parlamentare slovacco. E pu\u00f2 dare un\u2019esperienza diversa a quelli che non conoscono le periferie. E le realt\u00e0 si capiscono meglio dalle periferie che dal centro, perch\u00e9 tu dal centro sei sempre coperto, tu nel centro sei sempre difeso\u2026<\/p>\n<p>Patto educativo rotto, selettivit\u00e0, esclusione, eredit\u00e0 di un positivismo selettivo: queste cose si devono risolvere. E andare avanti, andare avanti con questa sfida. A una congregazione di suore che ha una speciale vocazione in Argentina, per il Sud dell\u2019Argentina, per la Patagonia, ho detto: \u201cPer favore, chiudere la met\u00e0 dei collegi della capitale di Buenos Aires e mandate le suore l\u00e0, in quella periferia della Patria\u201d; perch\u00e9 di l\u00e0 verranno i nuovi contributi, i nuovi valori, e verranno anche le persone capaci di rinnovare il mondo. Andare alla periferia. Ma questo voglio sottolineare: andare in periferia non \u00e8 soltanto fare beneficienza. E\u2019, in educazione, portare per mano per la strada fino a dove possono. Ai Salesiani, a Torino, ho detto: \u201cFate quello che ha fatto Don Bosco, in quel tempo, dove c\u2019erano tanti bambini di strada, tanti. Educazione d\u2019emergenza. Educazione variegata\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019altra cosa, perch\u00e9 nella domanda la suora chiedeva \u201cquali sfide si aprono agli educatori ai tempi della \u2018terza guerra mondiale a pezzi\u2019\u201d. Qual \u00e8 la tentazione pi\u00f9 grande delle guerre, in questo momento? I muri. Difendersi, i muri.<strong> Il fallimento pi\u00f9 grande che pu\u00f2 avere un educatore, \u00e8 educare \u201centro i muri\u201d. Educare dentro i muri: muri di una cultura selettiva, i muri di una cultura di sicurezza, i muri di un settore sociale che \u00e8 benestante e non va pi\u00f9 avanti.<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei finire invitando, proprio su questa domanda, gli educatori e le educatrici a ripensare \u2013 \u00e8 un compito da fare a casa! ma da fare in comunit\u00e0! \u2013 a <i>ripensare le opere di misericordia<\/i>, le 14 opere di misericordia; ripensare come farle, ma <i>nell\u2019educazione<\/i>. Io non chiederei a voi di alzare le mani, quelli che le conoscono bene, a memoria, no. L\u2019ho fatto una volta in questa sala: era piena\u2026 E hanno alzato la mano soltanto una ventina\u2026. Ma pensare: in quest\u2019anno della Misericordia, misericordia \u00e8 soltanto dare elemosina?, o nell\u2019educazione, come posso fare io le opere di misericordia? Cio\u00e8, sono le opere dell\u2019Amore del Padre; la prima parola detta dal cardinale Versaldi: le opere dell\u2019Amore. Come posso fare perch\u00e9 questo Amore del Padre che viene specialmente sottolineato in quest\u2019Anno della Misericordia, arrivi nelle nostre opere educative?<\/p>\n<p><strong>E ringrazio tanto voi, educatori ed educatrici &#8211; malpagati -, ringrazio per quello che voi fate. Dobbiamo ri-educare tante civilt\u00e0. Dobbiamo ri-educare l\u2019Europa. Mi diceva il rettore gesuita di un collegio quanto costi a lui cambiare mentalit\u00e0, per ri-educare sulla strada che la Chiesa vuole oggi. E cos\u00ec si pu\u00f2 arrivare anche a quelli che non credono.<\/strong> E voglio ringraziare anche un educatore che \u00e8 diventato educatore attraverso la strada del diritto canonico &#8211; non so come si possa, ma lui lo \u00e8 diventato -: il cardinale Grocholewski. Lui \u00e8 presente qui. E lui \u00e8 un esempio che risponde alla prima domanda: lui ha fatto accordi con universit\u00e0 di tutto il mondo, cattoliche e non cattoliche. Perch\u00e9? Perch\u00e9 la passione dell\u2019educazione porta a questo: a \u201cumanizzare\u201d la gente. E anche a lui, pubblicamente dico: Grazie, Eminenza.<\/p>\n<p>Non so come continua il programma\u2026 E\u2019 finito? Grazie tante per il vostro lavoro. E vi auguro buon pranzo.<\/p>\n<p>E adesso preghiamo insieme la Madonna: Ave o Maria,<\/p>\n<p>[Benedizione]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Citt\u00e0 del Vaticano, 21 novembre 2015<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Udienza ai partecipanti al Congresso Mondiale promosso dalla Congregazione per l&#8217;Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi) (Prof. Roberto Zappal\u00e0, dirigente scolastico dell\u2019Istituto Gonzaga di Milano) Le istituzioni educative cattoliche sono presenti in una grande diversit\u00e0 di nazioni e contesti: nazioni pi\u00f9 ricche, nazioni in via di sviluppo, nelle citt\u00e0, nelle zone rurali, in nazioni a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":752,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[],"istituto":[],"partner":[],"class_list":["post-751","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/751"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=751"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/751\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/752"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=751"},{"taxonomy":"istituto","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/istituto?post=751"},{"taxonomy":"partner","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/partner?post=751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}