{"id":2588,"date":"2015-03-06T11:27:00","date_gmt":"2015-03-06T10:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/educazione.gesuiti.it\/?p=89"},"modified":"2023-12-07T22:31:02","modified_gmt":"2023-12-07T21:31:02","slug":"incontro-del-papa-ccon-le-scuole-ignaziane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gesuitieducazione.it\/en\/incontro-del-papa-ccon-le-scuole-ignaziane\/","title":{"rendered":"Incontro con le scuole ignaziane"},"content":{"rendered":"<p><i>Il Santo Padre all\u2019inizio del suo intervento ha detto che dava per letto il discorso da Lui preparato e che lo avrebbe consegnato per la pubblicazione; poi ne ha fatto spontaneamente una breve sintesi e ha intessuto un dialogo con i partecipanti all\u2019Udienza.<\/i><\/p>\n<p><i>Si riportano di seguito il <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/speeches\/2013\/june\/documents\/papa-francesco_20130607_scuole-gesuiti.html#discorso\">discorso<\/a> preparato dal Santo Padre, la <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/speeches\/2013\/june\/documents\/papa-francesco_20130607_scuole-gesuiti.html#sintesi\">sintesi<\/a> da Lui fatta a braccio durante l\u2019incontro e il <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/speeches\/2013\/june\/documents\/papa-francesco_20130607_scuole-gesuiti.html#dialogo\">dialogo<\/a> che ne \u00e8 seguito.<\/i><\/p>\n<hr align=\"center\" size=\"1\" width=\"60%\" \/>\n<p><i><a name=\"discorso\"><\/a>Cari ragazzi, cari giovani!<\/i><\/p>\n<p>sono contento di ricevervi con le vostre famiglie, gli educatori e gli amici della grande famiglia delle Scuole dei Gesuiti italiani e d\u2019Albania. A voi tutti il mio affettuoso saluto: benvenuti! Con tutti voi mi sento veramente \u201cin famiglia\u201d. Ed \u00e8 motivo di particolare gioia la coincidenza di questo nostro incontro con la solennit\u00e0 del Sacro Cuore di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Vorrei dirvi anzitutto una cosa che si riferisce a Sant\u2019Ignazio di Loyola, il nostro fondatore. Nell\u2019autunno del 1537, andando a Roma con il gruppo dei suoi primi compagni si chiese: se ci domanderanno chi siamo, che cosa risponderemo? Venne spontanea la risposta: \u00abDiremo che siamo la \u201cCompagnia di Ges\u00f9\u201d!\u00bb (<i>Fontes Narrativi Societatis Iesu, <\/i>vol. 1, pp. 320-322). Un nome impegnativo, che voleva indicare un rapporto di strettissima amicizia, di affetto totale per Ges\u00f9 di cui volevano seguire le orme. Perch\u00e9 vi ho raccontato questo fatto? Perch\u00e9 sant\u2019Ignazio e i suoi compagni avevano capito che Ges\u00f9 insegnava loro come vivere bene, come realizzare un\u2019esistenza che abbia un senso profondo, che doni entusiasmo, gioia e speranza; avevano capito che Ges\u00f9 \u00e8 un grande maestro di vita e un modello di vita, e che non solamente insegnava loro, ma li invitava anche a seguirlo su questa strada.<\/p>\n<p>Cari ragazzi, se adesso vi facessi la domanda: perch\u00e9 andate a scuola, che cosa mi rispondereste? Probabilmente ci sarebbero molte risposte secondo la sensibilit\u00e0 di ciascuno. Ma penso che si potrebbe riassumere il tutto dicendo che la scuola \u00e8 uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi, capaci di camminare, di percorrere la strada della vita. Come vi aiuta a crescere la scuola? Vi aiuta non solo nello sviluppare la vostra intelligenza, ma per una formazione integrale di tutte le componenti della vostra personalit\u00e0.<\/p>\n<p>Seguendo ci\u00f2 che ci insegna sant\u2019Ignazio, nella scuola l\u2019elemento principale \u00e8 imparare ad essere magnanimi. La magnanimit\u00e0: questa virt\u00f9 del grande e del piccolo (<i>Non coerceri maximo contineri minimo, divinum est<\/i>), che ci fa guardare sempre l\u2019orizzonte. Che cosa vuol dire essere magnanimi? Vuol dire avere il cuore grande, avere grandezza d\u2019animo, vuol dire avere grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a ci\u00f2 che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane, gli impegni, gli incontri con le persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande aperto a Dio e agli altri. E\u2019 importante allora curare la formazione umana finalizzata alla magnanimit\u00e0. La scuola non allarga solo la vostra dimensione intellettuale, ma anche umana. E penso che in modo particolare le scuole dei Gesuiti sono attente a sviluppare le virt\u00f9 umane: la lealt\u00e0, il rispetto, la fedelt\u00e0, l\u2019impegno. Vorrei fermarmi su due valori fondamentali: la libert\u00e0 e il servizio. Anzitutto: siate persone libere! Che cosa voglio dire? Forse si pensa che libert\u00e0 sia fare tutto ci\u00f2 che si vuole; oppure avventurarsi in esperienze-limite per provare l\u2019ebbrezza e vincere la noia. Questa non \u00e8 libert\u00e0. Libert\u00e0 vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male, quelli che sono i comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene. Noi siamo liberi per il bene. E in questo non abbiate paura di andare controcorrente, anche se non \u00e8 facile! Essere liberi per scegliere sempre il bene \u00e8 impegnativo, ma vi render\u00e0 persone che hanno la spina dorsale, che sanno affrontare la vita, persone con coraggio e pazienza (<i>parresia<\/i> e <i>ypomon\u00e9<\/i>). La seconda parola \u00e8 servizio. Nelle vostre scuole voi partecipate a varie attivit\u00e0 che vi abituano a non chiudervi in voi stessi o nel vostro piccolo mondo, ma ad aprirvi agli altri, specialmente ai pi\u00f9 poveri e bisognosi, a lavorare per migliorare il mondo in cui viviamo. Siate uomini e donne con gli altri e per gli altri, dei veri campioni nel servizio agli altri.<\/p>\n<p>Per essere magnanimi con libert\u00e0 interiore e spirito di servizio \u00e8 necessaria la formazione spirituale. Cari ragazzi, cari giovani, amate sempre di pi\u00f9 Ges\u00f9 Cristo! La nostra vita \u00e8 una risposta alla sua chiamata e voi sarete felici e costruirete bene la vostra vita se saprete rispondere a questa chiamata. Sentite la presenza del Signore nella vostra vita. Egli \u00e8 vicino a ognuno di voi come compagno, come amico, che vi sa aiutare e comprendere, che vi incoraggia nei momenti difficili e mai vi abbandona. Nella preghiera, nel dialogo con Lui, nella lettura della Bibbia, scoprirete che Lui vi \u00e8 veramente vicino. E imparate anche a leggere i segni di Dio nella vostra vita. Egli ci parla sempre, anche attraverso i fatti del nostro tempo e della nostra esistenza di ogni giorno; sta a noi ascoltarlo.<\/p>\n<p>Non voglio essere troppo lungo, ma una parola specifica vorrei rivolgerla anche agli educatori: ai Gesuiti, agli insegnanti, agli operatori delle vostre scuole e ai genitori. Non scoraggiatevi di fronte alle difficolt\u00e0 che la sfida educativa presenta! Educare non \u00e8 un mestiere, ma un atteggiamento, un modo di essere; per educare bisogna uscire da se stessi e stare in mezzo ai giovani, accompagnarli nelle tappe della loro crescita mettendosi al loro fianco. Donate loro speranza, ottimismo per il loro cammino nel mondo. Insegnate a vedere la bellezza e la bont\u00e0 della creazione e dell\u2019uomo, che conserva sempre l\u2019impronta del Creatore. Ma soprattutto siate testimoni con la vostra vita di quello che comunicate. Un educatore &#8211; Gesuita, insegnante, operatore, genitore &#8211; trasmette conoscenze, valori con le sue parole, ma sar\u00e0 incisivo sui ragazzi se accompagner\u00e0 le parole con la sua testimonianza, con la sua coerenza di vita. Senza coerenza non \u00e8 possibile educare! Tutti siete educatori, non ci sono deleghe in questo campo. La collaborazione allora in spirito di unit\u00e0 e di comunit\u00e0 tra le diverse componenti educative \u00e8 essenziale e va favorita e alimentata. Il collegio pu\u00f2 e deve fare da catalizzatore, esser luogo di incontro e di convergenza dell\u2019intera comunit\u00e0 educante con l\u2019unico obiettivo di formare, aiutare a crescere come persone mature, semplici, competenti ed oneste, che sappiano amare con fedelt\u00e0, che sappiano vivere la vita come risposta alla vocazione di Dio, e la futura professione come servizio alla societ\u00e0. Ai Gesuiti poi vorrei dire che \u00e8 importante alimentare il loro impegno nel campo educativo. Le scuole sono uno strumento prezioso per dare un apporto al cammino della Chiesa e dell\u2019intera societ\u00e0. Il campo educativo, poi, non si limita alla scuola convenzionale. Incoraggiatevi a cercare nuove forme di educazione non convenzionali secondo \u201cle necessit\u00e0 dei luoghi, dei tempi e delle persone\u201d.<\/p>\n<p>Infine un saluto a tutti gli ex-alunni presenti, ai rappresentanti delle scuole italiane della Rete di <i>Fe y Alegria<\/i>, che conosco bene per il grande lavoro che compie in Sud America, specialmente tra i ceti pi\u00f9 poveri. E un saluto particolare alla delegazione del <i>Collegio albanese di Scutari<\/i>, che dopo i lunghi anni di repressione delle istituzioni religiose, dal 1994 ha ripreso la sua attivit\u00e0, accogliendo ed educando ragazzi cattolici, ortodossi, musulmani e anche alcuni alunni nati in contesti familiari agnostici. Cos\u00ec la scuola diventa un luogo di dialogo e di sereno confronto, per promuovere atteggiamenti di rispetto, ascolto, amicizia e spirito di collaborazione.<\/p>\n<p>Cari amici, vi ringrazio tutti per questo incontro. Vi affido alla materna intercessione di Maria e vi accompagno con la mia benedizione: il Signore vi \u00e8 sempre vicino, vi rialza dalle cadute e vi spinge a crescere e a compiere scelte sempre pi\u00f9 alte \u201c<i>con grande \u00e1nimo y liberalidad<\/i>\u201d, con magnanimit\u00e0. <i>Ad Maiorem Dei Gloriam<\/i>.<\/p>\n<hr align=\"center\" size=\"1\" width=\"60%\" \/>\n<p><i><a name=\"sintesi\"><\/a>Cari ragazzi, cari giovani!<\/i><\/p>\n<p>Io ho preparato questo discorso per dirvi\u2026 ma, sono cinque pagine! Un po\u2019 noioso\u2026 Facciamo una cosa: io far\u00f2 un piccolo riassunto e poi consegner\u00f2 questo, per iscritto, al Padre Provinciale, lo dar\u00f2 anche al Padre Lombardi, perch\u00e9 tutti voi lo abbiate per iscritto. E poi, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che alcuni di voi facciano una domanda e possiamo fare un piccolo dialogo. Ci piace questo, o no? S\u00ec? Bene. Andiamo su questa strada.<\/p>\n<p>Primo punto di questo scritto \u00e8 che nell\u2019educazione che diamo ai Gesuiti il punto chiave \u00e8 &#8211; per il nostro sviluppo di persona &#8211; la<i>magnanimit\u00e0.<\/i> Noi dobbiamo essere magnanimi, con il cuore grande, senza paura. Scommettere sempre sui grandi ideali. Ma anche magnanimit\u00e0 con le cose piccole, con le cose quotidiane. Il cuore largo, il cuore grande. E questa magnanimit\u00e0 \u00e8 importante trovarla con Ges\u00f9, nella contemplazione di Ges\u00f9. Ges\u00f9 \u00e8 quello che ci apre le finestre all\u2019orizzonte. Magnanimit\u00e0 significa camminare con Ges\u00f9, con il cuore attento a quello che Ges\u00f9 ci dice. Su questa strada vorrei dire qualcosa agli educatori, agli operatori nelle scuole, e ai genitori. Educare. Nell\u2019educare c\u2019\u00e8 un equilibrio da tenere, bilanciare bene i passi: un passo fermo sulla cornice della sicurezza, ma l\u2019altro andando nella zona a rischio. E quando quel rischio diventa sicurezza, l\u2019altro passo cerca un\u2019altra zona di rischio. Non si pu\u00f2 educare soltanto nella zona di sicurezza: no. Questo \u00e8 impedire che le personalit\u00e0 crescano. Ma neppure si pu\u00f2 educare soltanto nella zona di rischio: questo \u00e8 troppo pericoloso. Questo bilanciamento dei passi, ricordatelo bene.<\/p>\n<p>Siamo arrivati all\u2019ultima pagina. E a voi, educatori, voglio anche incoraggiarvi a cercare nuove forme di educazione non convenzionali, secondo la necessit\u00e0 dei luoghi, dei tempi e delle persone. Questo \u00e8 importante, nella nostra spiritualit\u00e0 ignaziana: andare sempre \u201cdi pi\u00f9\u201d, e non essere tranquilli con le cose convenzionali. Cercare nuove forme secondo i luoghi, i tempi e le persone. Vi incoraggio su questo.<\/p>\n<p>E adesso, sono disposto a rispondere ad alcune <a name=\"dialogo\"><\/a>domande che voi volete fare: i ragazzi, gli educatori. Sono a disposizione. Ho detto al Padre provinciale che mi aiuti in questo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Padre Provinciale<\/b>: Santit\u00e0, le domande non erano preparate, quindi le prende cos\u00ec come vengono? Ok. Per sapere, ecco\u2026<\/p>\n<p><b>Un ragazzo<\/b>: Sono Francesco Bassani, dell\u2019Istituto Leone XIII. Io sono un ragazzo che, come ho scritto nella mia lettera a te, Papa, che <i>cerca<\/i> di credere. Io cerco\u2026 cerco, s\u00ec, di essere fedele. Per\u00f2, ho delle difficolt\u00e0. A volte mi vengono dei dubbi. E credo che questo sia assolutamente normale alla mia et\u00e0. Dato che tu sei il Papa che credo avr\u00f2 pi\u00f9 a lungo nel cuore, nella mia vita, perch\u00e9 ti incontro nella mia fase dell\u2019adolescenza, della crescita, ti volevo chiedere qualche parola per sostenermi in questa crescita e sostenere tutti i ragazzi come me.<\/p>\n<p><b>Santo Padre<\/b>: Camminare \u00e8 un\u2019arte, perch\u00e9, se camminiamo sempre in fretta, ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino. Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. Camminare \u00e8 proprio l\u2019arte di guardare l\u2019orizzonte, pensare <i>dove<\/i> io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino. E tante volte, il cammino \u00e8 difficile, non \u00e8 facile. \u201cIo voglio restare fedele a questo cammino, ma non \u00e8 facile, senti: c\u2019\u00e8 il buio, ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta\u2026 uno cade, cade\u2026\u201d. Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. Nell\u2019arte di camminare, quello che importa non \u00e8 di non cadere, ma di non \u201crimanere caduti\u201d. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo \u00e8 bello: questo \u00e8 lavorare tutti i giorni, questo \u00e8 camminare umanamente. Ma anche: \u00e8 brutto camminare da soli, brutto e noioso. Camminare in comunit\u00e0, con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla meta a cui noi dobbiamo arrivare. Io non so se ho risposto alla tua domanda. Ci sei? Non avrai paura del cammino? Grazie.<\/p>\n<p><b>Una ragazza<\/b>: Allora\u2026 io sono Sofia Grattarola dell\u2019Istituto Massimiliano Massimo. E volevo chiederLe, dato che Lei, come tutti i bambini, quando eravate alle elementari, avevate degli amici, no? E dato che quest\u2019oggi Lei \u00e8 Papa, se li vede ancora questi amici\u2026<\/p>\n<p><b>Santo Padre<\/b>: Io sono Papa da due mesi e mezzo. I miei amici sono a 14 ore di aereo da qui, sono lontani. Ma voglio dirti una cosa: ne sono venuti tre di loro a trovarmi e a salutarmi, e li vedo e mi scrivono, e voglio loro tanto bene. Non si pu\u00f2 vivere senza amici: questo \u00e8 importante, \u00e8 importante.<\/p>\n<p><b>Una bambina<\/b>\u00a0[Teresa]: Ma volevi fare il Papa? Francesco, ma volevi fare il Papa?<\/p>\n<p><b>Santo Padre<\/b>: Tu sai che cosa significa che una persona non voglia tanto bene a se stessa? Una persona che vuole, che ha voglia di fare il Papa non vuole bene a se stessa. Dio non lo benedice. No, io non ho voluto fare il Papa. Sta bene? Vieni, vieni, vieni\u2026<\/p>\n<p><b>Una signora<\/b>: Santit\u00e0, noi siamo Monica e Antonella della corale degli Alunni del Cielo dell\u2019Istituto Sociale di Torino. Volevamo chiederLe: siccome noi, che siamo stati educati alle scuole dei Gesuiti, siamo sovente invitati a riflettere sulla spiritualit\u00e0 di sant\u2019Ignazio, volevamo chiederLe: nel momento in cui ha scelto la vita consacrata, che cosa l\u2019ha spinta ad essere Gesuita piuttosto che sacerdote diocesano o di un altro ordine? Grazie.<\/p>\n<p><b>Santo Padre<\/b>: Io ho alloggiato parecchie volte al Sociale di Torino. Lo conosco bene. Quello che pi\u00f9 mi \u00e8 piaciuto della Compagnia \u00e8 la missionariet\u00e0, e volevo diventare missionario. E quando studiavo filosofia, ho scritto al Generale \u2013 no, la teologia \u2013 ho scritto al Generale, che era il Padre Arrupe, perch\u00e9 mi mandasse, mi inviasse in Giappone o in un\u2019altra parte. Ma lui ha pensato bene, e mi ha detto, con tanta carit\u00e0: \u201cMa Lei ha avuto una malattia al polmone, quello non \u00e8 tanto buono per un lavoro tanto forte\u201d, e sono rimasto a Buenos Aires. Ma \u00e8 stato tanto buono, il Padre Arrupe, perch\u00e9 non ha detto: \u201cMa, Lei non \u00e8 tanto santo per diventare missionario\u201d: era buono, aveva carit\u00e0. E quello che mi ha dato tanta forza per diventare Gesuita \u00e8 la missionariet\u00e0: andare fuori, andare alle missioni ad annunziare Ges\u00f9 Cristo. Credo che questo sia proprio della nostra spiritualit\u00e0: andare fuori, uscire, uscire sempre per annunziare Ges\u00f9 Cristo, e non rimanere un po\u2019 chiusi nelle nostre strutture, tante volte strutture caduche. E\u2019 quello che mi ha mosso. Grazie.<\/p>\n<p><b>Una signora<\/b>: Allora, io sono Caterina De Marchis dell\u2019Istituto Leone XIII e mi domandavo: perch\u00e9 Lei \u2013 cio\u00e8 tu \u2013 hai rinunciato a tutte le ricchezze di un Papa, come un appartamento lussuoso, oppure una macchina enorme, e invece sei andato in un piccolo appartamento nelle vicinanze, oppure hai preso l\u2019autobus dei Vescovi. Come mai ha rinunciato alla ricchezza?<\/p>\n<p><b>Santo Padre<\/b>: Ma, credo che non sia soltanto una cosa di ricchezza. Per me \u00e8 un problema di personalit\u00e0: \u00e8 questo. Io ho necessit\u00e0 di vivere fra la gente, e se io vivessi solo, forse un po\u2019 isolato, non mi farebbe bene. Questa domanda me l\u2019ha fatta un professore: \u201cMa perch\u00e9 Lei non va ad abitare l\u00e0?\u201d. Io ho risposto: \u201cMa, mi senta, professore: per motivi psichiatrici\u201d. E\u2019 la mia personalit\u00e0. Anche l\u2019appartamento, quello [del Palazzo Pontificio] non \u00e8 tanto lussuoso, tranquilla\u2026 Ma non posso vivere da solo, capisci? E poi, credo, che s\u00ec: i tempi ci parlano di tanta povert\u00e0 nel mondo, e questo \u00e8 uno scandalo. La povert\u00e0 del mondo \u00e8 uno scandalo. In un mondo dove ci sono tante, tante ricchezze, tante risorse per dare da mangiare a tutti, non si pu\u00f2 capire come ci siano tanti bambini affamati, ci siano tanti bambini senza educazione, tanti poveri! La povert\u00e0, oggi, \u00e8 un grido. Tutti noi dobbiamo pensare se possiamo diventare un po\u2019 pi\u00f9 poveri: anche questo, tutti lo dobbiamo fare. Come io posso diventare un po\u2019 pi\u00f9 povero per assomigliare meglio a Ges\u00f9, che era il Maestro povero. Questa \u00e8 la cosa. Ma non \u00e8 un problema di virt\u00f9 mia personale, \u00e8 soltanto che io non posso vivere da solo, e anche quello della macchina, quello che tu dici: non avere tante cose e diventare un po\u2019 pi\u00f9 povero. E\u2019 questo.<\/p>\n<p><b>Un ragazzo<\/b>: Io mi chiamo Eugenio Serafini, sono dell\u2019Istituto Cei, Centro educativo ignaziano. Le volevo fare una domanda breve: ma come ha fatto quando ha deciso di diventare non Papa, ma parroco, diventare Gesuita? Come ha fatto? Non Le \u00e8 stato difficile abbandonare o lasciare la famiglia, gli amici, non Le \u00e8 stato difficile?<\/p>\n<p><b>Santo Padre<\/b>: Senti, sempre \u00e8 difficile: sempre. Per me \u00e8 stato difficile. Non \u00e8 facile. Ci sono momenti belli, e Ges\u00f9 ti aiuta, ti da un po\u2019 di gioia. Ma ci sono momenti difficili, dove tu ti senti solo, ti senti arido, senza gioia interiore. Ci sono momenti oscuri, di buio interiore. Ci sono difficolt\u00e0. Ma \u00e8 tanto bello seguire Ges\u00f9, andare sulla strada di Ges\u00f9, che tu poi bilanci e vai avanti. E poi arrivano momenti pi\u00f9 belli. Ma nessuno deve pensare che nella vita non ci saranno le difficolt\u00e0. Anch\u2019io vorrei fare una domanda adesso: come pensate voi di andare avanti con le difficolt\u00e0? Non \u00e8 facile. Ma dobbiamo andare avanti con forza e con fiducia nel Signore, con il Signore, tutto si pu\u00f2.<\/p>\n<p><b>Una giovane<\/b>: Salve, mi chiamo Federica Iaccarino e vengo dall\u2019Istituto Pontano di Napoli. Volevo chiedere una parola per i giovani di oggi, per il futuro dei giovani di oggi, dato che l\u2019Italia si trova in una posizione di grande difficolt\u00e0. E vorrei chiedere un aiuto per poter portarla a migliorare, un aiuto per noi, per poter portare avanti questi ragazzi, noi ragazzi.<\/p>\n<p><b>Santo Padre<\/b>: Tu dici che l\u2019Italia \u00e8 in un momento difficile. S\u00ec, c\u2019\u00e8 una crisi. Ma io ti dir\u00f2: non solo l\u2019Italia. Tutto il mondo, in questo momento, \u00e8 in un momento in crisi. E la crisi, la crisi non \u00e8 una cosa brutta. E\u2019 vero che la crisi ci fa soffrire, ma dobbiamo \u2013 e voi giovani, principalmente \u2013 dobbiamo saper leggere la crisi. Questa crisi, cosa significa? Che cosa devo fare io per aiutare a uscire dalla crisi? La crisi che noi in questo momento stiamo vivendo \u00e8 una crisi umana. Si dice: ma, \u00e8 una crisi economica, \u00e8 una crisi del lavoro. S\u00ec, \u00e8 vero. Ma perch\u00e9? Perch\u00e9 questo problema del lavoro, questo problema nell\u2019economia, sono conseguenze del grande problema umano. Quello che \u00e8 in crisi \u00e8 il valore della persona umana, e noi dobbiamo difendere la persona umana. In questo momento\u2026 ma, io ho raccontato questo gi\u00e0 tre volte, ma lo far\u00f2 una quarta. Ho letto, una volta, un racconto di un rabbino medievale, dell\u2019anno 1200. Questo rabbino spiegava agli Ebrei di quel tempo la storia della Torre di Babele. Costruire la Torre di Babele non era facile: dovevano farsi i mattoni; e il mattone come si fa? Cercare il fango, la paglia, mescolarli, portarli al forno: era un grande lavoro. E dopo questo lavoro, un mattone diventava un vero tesoro! Poi portavano i mattoni in alto, per la costruzione della Torre di Babele. Se un mattone cadeva, era una tragedia; punivano l\u2019operaio che l\u2019aveva fatto cadere, era una tragedia! Ma se cadeva un uomo, non succedeva niente! Questa \u00e8 la crisi che oggi stiamo vivendo, questa: \u00e8 la crisi della persona. Oggi non conta la persona, contano i soldi, conta il denaro. E Ges\u00f9, Dio ha dato il mondo, tutto il creato, l\u2019ha dato alla persona, all\u2019uomo e alla donna, perch\u00e9 lo portassero avanti, non al denaro. E\u2019 una crisi, la persona \u00e8 in crisi perch\u00e9 la persona oggi &#8211; ascoltate bene, questo \u00e8 vero &#8211; \u00e8 schiava! E noi dobbiamo liberarci di queste strutture economiche e sociali che ci schiavizzano. E questo \u00e8 il vostro compito.<\/p>\n<p><b>Un bambino<\/b>: Ciao, sono Francesco Vin, e vengo dal Collegio Sant\u2019Ignazio di Messina. Ti volevo chiedere se sei mai stato in Sicilia.<\/p>\n<p><b>Santo Padre<\/b>: No. Posso dire due cose. No, o ancora no.<\/p>\n<p><b>Il bambino<\/b>: Se vieni, ti aspettiamo!<\/p>\n<p><b>Il Santo Padre<\/b>: Ma ti dico una cosa: della Sicilia conosco un film bellissimo, che ho visto dieci anni fa, che si chiama <i>Kaos<\/i>, con la \u201ck\u201d:<i> Kaos<\/i>. E\u2019 un film fatto su quattro racconti di Pirandello, ed \u00e8 tanto bello questo film. Ho potuto guardare tutte le bellezze della Sicilia. Questa \u00e8 l\u2019unica cosa che conosco della Sicilia. Ma \u00e8 bella!<\/p>\n<p><b>Un professore<\/b>: Santo Padre, sono il professor Jes\u00fas Maria Mart\u00ednez\u2026 [in questo momento vi sono stati applausi, che, comunque, hanno caratterizzato vari momenti del dialogo tra il Santo Padre e i partecipanti all\u2019udienza]<\/p>\n<p><b>Il Santo Padre<\/b>: Ma, hai tifosi!<\/p>\n<p><b>Il professore<\/b>: Sono insegnante di spagnolo perch\u00e9 sono spagnolo: sono di San Sebastian. Insegnante anche di religione, e posso dire che gli insegnanti, i professori, Le vogliamo tanto bene: questo \u00e8 sicuro. Non parlo a nome di nessuno, ma vedendo tanti ex-allievi, anche tante personalit\u00e0, e anche noi adulti, insegnanti, educati dai Gesuiti, mi interrogo sul nostro impegno politico, sociale, nella societ\u00e0, come adulti nelle scuole gesuitiche. Ci dica qualche parola: come il nostro impegno, il nostro lavoro oggi, in Italia, nel mondo, pu\u00f2 essere gesuitico, pu\u00f2 essere evangelico.<\/p>\n<p><b>Il Santo Padre<\/b>: Benissimo. Coinvolgersi nella politica \u00e8 un obbligo per un cristiano. Noi cristiani non possiamo \u201cgiocare da Pilato\u201d, lavarci le mani: non possiamo. Dobbiamo coinvolgerci nella politica, perch\u00e9 la politica \u00e8 una delle forme pi\u00f9 alte della carit\u00e0, perch\u00e9 cerca il bene comune. E i laici cristiani devono lavorare in politica. Lei mi dir\u00e0: \u201cMa non \u00e8 facile!\u201d. Ma neppure \u00e8 facile diventare prete. Non ci sono cose facili nella vita. Non \u00e8 facile, la politica si \u00e8 troppo sporcata; ma io mi domando: si \u00e8 sporcata, perch\u00e9? Perch\u00e9 i cristiani non si sono coinvolti in politica con lo spirito evangelico? Con una domanda che ti lascio: \u00e8 facile dire \u201cla colpa \u00e8 di quello\u201d. Ma io, cosa faccio? E\u2019 un dovere! Lavorare per il bene comune, \u00e8 un dovere di un cristiano! E tante volte la strada per lavorare \u00e8 la politica. Ci sono altre strade: professore, per esempio, \u00e8 un\u2019altra strada. Ma l\u2019attivit\u00e0 politica per il bene comune \u00e8 una delle strade. Questo \u00e8 chiaro.<\/p>\n<p><b>Un giovane<\/b>: Padre, io mi chiamo Giacomo. In realt\u00e0, non sono da solo qui, oggi, ma porto un gran numero di ragazzi, che sono i ragazzi della Lega Missionaria Studenti. E\u2019 un movimento un po\u2019 trasversale, quindi un po\u2019 da tutti i collegi abbiamo un po\u2019 di Lega Missionaria Studenti. Dunque, Padre, innanzitutto il mio ringraziamento e quindi di tutti i ragazzi che ho sentito anche in questi giorni, perch\u00e9 finalmente con Lei abbiamo trovato quel messaggio di speranza che prima ci sentivamo costretti a ritrovare in giro per il mondo. Adesso, poterlo sentire a casa nostra \u00e8 qualcosa che per noi \u00e8 potentissimo. Soprattutto, Padre, mi permetta di dire, da un posto, da un luogo, questa luce si \u00e8 accesa in questo posto in cui noi giovani incominciavamo realmente a perdere la speranza. Quindi, grazie, perch\u00e9 \u00e8 arrivato veramente in fondo. La mia domanda \u00e8 questa, Padre: noi, come Lei ben sa dalla sua esperienza, abbiamo imparato a sperimentare, a convivere con molte tipologie di povert\u00e0, che sono la povert\u00e0 materiale \u2013 penso alla povert\u00e0 del nostro gemellaggio in Kenya -; che sono la povert\u00e0 spirituale &#8211; penso alla Romania, penso alle piaghe delle vicissitudini politiche, penso all\u2019alcolismo. Quindi, Padre, io Le voglio chiedere: come possiamo noi giovani convivere con questa povert\u00e0? Come dobbiamo comportarci?<\/p>\n<p><b>Il Santo Padre<\/b>: Prima di tutto, vorrei dire una cosa, a tutti voi giovani: non lasciatevi rubare la speranza! Per favore, non lasciatevela rubare! E chi ti ruba la speranza? Lo spirito del mondo, le ricchezze, lo spirito della vanit\u00e0, la superbia, l\u2019orgoglio. Tutte queste cose ti rubano la speranza. Dove trovo la speranza? In Ges\u00f9 povero, Ges\u00f9 che si \u00e8 fatto povero per noi. E tu hai parlato di povert\u00e0. La povert\u00e0 ci chiama a seminare speranza, per avere anch\u2019io pi\u00f9 speranza. Questo sembra un po\u2019 difficile da capire, ma ricordo che Padre Arrupe, una volta, ha scritto una lettera buona ai Centri di ricerche sociali, ai Centri sociali della Compagnia. Lui parlava di come si deve studiare il problema sociale. Ma alla fine ci diceva, diceva a tutti noi: \u201cGuardate, non si pu\u00f2 parlare di povert\u00e0 senza avere l\u2019esperienza con i poveri\u201d. Tu hai parlato del gemellaggio con il Kenya: l\u2019esperienza con i poveri. Non si pu\u00f2 parlare di povert\u00e0, di povert\u00e0 astratta, quella non esiste! La povert\u00e0 \u00e8 la carne di Ges\u00f9 povero, in quel bambino che ha fame, in quello che \u00e8 ammalato, in quelle strutture sociali che sono ingiuste. Andare, guardare laggi\u00f9 la carne di Ges\u00f9. Ma non lasciatevi rubare la speranza dal benessere, dallo spirito del benessere che, alla fine, ti porta a diventare un niente nella vita! Il giovane deve scommettere su alti ideali: questo \u00e8 il consiglio. Ma la speranza, dove la trovo? Nella carne di Ges\u00f9 sofferente e nella vera povert\u00e0. C\u2019\u00e8 un collegamento tra i due. Grazie.<\/p>\n<p>Adesso do a tutti, a tutti voi, alle vostre famiglie, a tutti, la Benedizione del Signore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Santo Padre all\u2019inizio del suo intervento ha detto che dava per letto il discorso da Lui preparato e che lo avrebbe consegnato per la pubblicazione; poi ne ha fatto spontaneamente una breve sintesi e ha intessuto un dialogo con i partecipanti all\u2019Udienza. 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